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Una vasta distesa palustre chiamata Lago Gerundo e una zona acquitrinosa circostante hanno determinato il nome del paese. Dal latino palus (palude) si passa al toponimo Paullum nell'anno 1140, quindi "PaduIe" (per metatesi da palude) nell'anno 1174, poi "Paule" e infine Paullo. L'analisi dei toponimi locali e i recenti ritrovamenti archeologici testimoniano la presenza di insediamenti celtici e, successivamente, la completa romanizzazione del territorio. La stessa conformazione dell’abitato riconduce a un impianto simmetrico tipicamente romano. Notevole importanza rivestirono successivamente gli insediamenti dei Benedettini e degli Umiliati. Intorno al 1540 il feudo di Paullo passa dai feudatari Carcassola ai principi Tassi (o Tassis) di Napoli. Il paese, seguendo l'evoluzione storica del territorio lombardo, partecipa quindi attivamente alle Cinque Giornate di Milano (1848), con una quarantina di volontari. Alla costituzione del Regno d’Italia nel 1861, Paullo ha una popolazione residente di 1.807 abitanti. Nel 2009 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con specifico decreto, ha attribuito al Comune di Paullo il prestigioso titolo di Città.

 

Ambrogio da Paullo

Nato a Paullo intorno al 1470, Maestro Ambrogio fu castaldo della casa ducale, nonché poeta di corte degli ultimi Sforza.
Scrisse una Cronaca Milanese dall’anno 1476 al 1515 tuttora conservata nella Biblioteca Trivulziana di Milano.

Enrico Molaschi detto “El Barbapedanna”

Nasce a Milano il 1° gennaio 1823. A soli 9 anni scappò di casa, raggiunse Paullo e venne assunto come garzone in un’osteria. L’incontro casuale con un cantastorie girovago cambiò radicalmente la sua vita. Sorretto da straordinarie doti naturali, iniziò l’attività di suonatore e cantante ambulante nella zona di Paullo con crescente successo, assumendo il nome divenuto celebre di “Barbapedanna”. Trasferitosi quindi a Milano nel 1862 divenne col tempo il più grande cantastorie lombardo dell’Ottocento. Sul suo talento scrisse pagine entusiastiche il grande poeta, librettista e musicista Arrigo Boito. La storica chitarra di Enrico Molaschi è conservata oggi nel Civico Museo di strumenti musicali di Milano.

Il riso Carnaroli: il Re dei risotti è paullese

Le risaie che un tempo affollavano il territorio di Paullo hanno dato vita a uno dei prodotti più straordinari dell'agricoltura italiana, il riso Carnaroli.
Il riso superfino Carnaroli, soprannominato il “Re dei risotti”, è stato selezionato nelle risaie paullesi nel 1945, grazie alle cure del suo ideatore, alla passione e all’ostinazione di Angelo de Vecchi.
Laurea in agraria, curiosità e tenacia nella sperimentazione, Angelo De Vecchi è l’orchestratore dell’evento, colui che risolve la prova selezionando il riso perfetto, ottenuto dall’incrocio tra il “Vialone” e il “Lencino”, con una cariosside di Oryza sativa japonica più affusolata e più lunga del consueto.
Nei primi anni ’80, il nipote Achille de Vecchi cede all’Ente Nazionale Risi, con atto notarile, il materiale vegetale per proseguire la selezione conservatrice della varietà, una decisione che darà al Carnaroli la notorietà e il giusto riconoscimento.
Da allora, nel  Centro Ricerche sul Riso di Mortara dell’Ente Risi, il Carnaroli è conservato in purezza.

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