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Falò di San Giuseppe

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Falò di San Giuseppe

Retaggio di origine pagana, con la cui accensione si voleva rendere omaggio all'inizio della primavera, bruciando il cattivo inverno

Di falò se ne accendono per varie ricorrenze in varie piazze. Ciò avviene nel giorno dell'Epifania, per la ricorrenza di S. Antonio Abate, in occasione dei canti della merla, ecc. Il falò di Castelleone si differenzia dagli altri perchè la sua fiamma non è una vampata, ma una fiamma che dura ore. Non esiste una data dalla quale far partire questa tradizione. La sua origine di perde nella notte dei tempi. Il fuoco è uno degli avvenimenti più grandiosi della civiltà: alle sue origini, accenderlo era una cerimonia sacra. Neppure esiste una data certa dell'inizio della tradizione in epoca storica. Nella varie cronache si trovano notizie ma nessuna documentazione precisa. Mario Cappi ne fissa una data in un suo scritto: "marzo 1435" in occasione dell'autonomia data a Castelleone come Terra Separata e Libera. Ma esistono notizie di accensioni di falò anche in periodi precedenti, come per l'entrata in Castelleone del marchese Cabrino Fondulo nel 1420 e anche per la nascita di ogni suo figlio. Falò è stato acceso nel 1521 quando Castelleone giurò, nelle mani di Antonio Mantegazzi, fedeltà al duca di Milano Francesco Sforza II. Un grande falò si fece nel 1441 per lo sposalizio di Bianca Visconti e ancora per un altro sposalizio, quello di Cristina di Danimarca (1534), nipote ci Carlo V e ancora grande falò nel 1559 per la pace conclusa tra Filippo re di Spagna ed Enrico II. E infine nel 1797, quando si accese il falò per Napoleone Bonaparte. Il falò di Castelleone è probabilmente, come altri d'altronde, un retaggio di origine pagana, con la cui accensione di voleva rendere amaggio all'inizio della primavera, bruciando il cattivo inverno. Per non scomparire all'arrivo del cristianesimo, come numerosi altri riti pagani, dovette connotarsi come festa religiosa e dal momento che il 21 marzo, inizio della primavera, era una data vicina alla festività di S.Giuseppe, si scelse il 19 marzo. In certe ricorrenze vennero poste sulla cime della catasta di legna simboli di insegne e anche di personaggi, come segno di esultanza collettiva. Infatti, è riportato dalla cronaca che nel 1859 si bruciò sul falò l'aquila bicipite austriaca. La località dove veniva bruciato il falò era sempre ai piedi del Torrazzo, nella vasta piazza di porta Isso, e ancor oggi avviene proprio a fianco dell'alta torre. Al mattino della fatidica giornata si danno appuntamento uomini e ragazzi per ricevere la legna che volontari con carri vanno a prendere nei cascinali, fascine e pali per costruire l'ossatura del falò, studiata con ingegnosa intelligenza. Gli addetti sono pochi, una mezza pattuglia di persone. Alcune di queste figure sono ormai passate alla storia. Nel pomeriggio del 19 marzo la costruzione è finita ed è pronta per essere incendiata al momento preciso del passaggio della bellissima statua di S.Giuseppe, opera stupenda di Giacomo Bertesi. Ancora qualche decennio fa il falò di Castelleone era veramente un'occasione folcloristica di grande richiamo, che vedeva la piazza Isso gremita di folla giunta anche da paesi vicini. Comunque non ha ancor oggi perso il suo fascino. Il momento dell'accensione porta un silenzio straordinario e sembra che tutti stiano col fiato sospeso. Poi appare la processione, suonano a stormo le campane, il falò si accende e la fiamma divampa subito, creando un fumo nero che però si fa subito rosso, rosso fuoco. Poi le fiamme prendono il via da più angolature della catasta e vibrano, schioppettando, mandano nell'aria un mare di scintille che sembrano tante piccole stelle lambenti le alte e merlate guelfe del torrazzo. Il braciere grande che rimane sulla piazza non si estingue che al mattino seguente. Un tempo era anche tradizione popolare conservare di anno in anno la cenere del falò che avrebbe portato fortuna per la buona riuscita dell'allevamento dei bachi da seta. I castelleonesi sono sempre stati molto attaccati alla loro tradizione del falò, che in misura più o meno imponente ha sempre fatto la sua comparsa anche in tempi duri di guerra e di proibizioni.

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Quando:

19 marzo dal tardo pomeriggio alla sera.

Dove:

Piazza Borgo Isso

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